C'è una convinzione diffusa tra gli avvocati italiani: che promuoversi online sia pericoloso, deontologicamente scivoloso, roba da evitare per non rischiare sanzioni.

È una convinzione sbagliata — e nel 2026 rischia di costarti molto cara.

La realtà è che il Codice Deontologico Forense permette agli avvocati di comunicare la propria attività professionale online, anche attraverso un sito web, i social network e i motori di ricerca. Lo fa con dei limiti precisi, che è utile conoscere. Ma il punto di partenza è questo: non comunicare non è una posizione neutrale. È una scelta che lascia spazio ai tuoi concorrenti — che quella scelta non la fanno.

Cosa dice davvero l'art. 35 del Codice Deontologico Forense

La norma di riferimento è l'art. 35, rubricato "Dovere di corretta informazione", modificato dal Consiglio Nazionale Forense con delibera del 22 gennaio 2016.

La riforma del 2016 ha segnato un cambio sostanziale: ha rimosso i precedenti vincoli sull'utilizzo dei siti web e ha aperto esplicitamente alla comunicazione attraverso qualsiasi mezzo — il web, i social, le piattaforme digitali. Il principio guida non è il divieto, ma la correttezza.

Cosa è espressamente consentito
  • Comunicare informazioni sulla propria attività professionale e sull'organizzazione dello studio
  • Indicare le aree di specializzazione e le competenze specifiche (purché corrispondano a esperienze reali)
  • Utilizzare un sito web con dominio proprio, previa comunicazione al Consiglio dell'Ordine
  • Essere presenti su LinkedIn, su Google, su una pagina Facebook professionale
  • Scrivere articoli, guide e contenuti informativi che dimostrino competenza in un'area specifica
Cosa non è consentito
  • Pubblicità comparative con altri professionisti ("lo studio migliore di Bologna", "più esperti dei colleghi")
  • Comunicazioni elogiative o autocelebrative — il CNF ha sanzionato chi si definiva "tra i migliori avvocati d'Italia"
  • Indicare il nominativo dei clienti a fini promozionali, anche con consenso (sentenza CNF n. 294 del 5 luglio 2024)
  • Pubblicizzare onorari simbolici o prestazioni gratuite come leva commerciale
  • Riferimenti commerciali diretti sul sito web (banner pubblicitari, partnership sponsorizzate)

Il confine non è sempre nettissimo, ma la logica di fondo lo è: informare sì, vendere no. Il sito di uno studio legale deve comunicare competenza e affidabilità, non fare offerte.

Perché il sito web è lo strumento più importante per un avvocato nel 2026

Avvocato alla scrivania

La credibilità online inizia prima ancora che il cliente chiami.

Prima che un potenziale cliente ti chiami, ti cerca. Chi cerca un avvocato sta quasi sempre affrontando un momento di stress — una separazione, una disputa contrattuale, un problema con il fisco, una questione ereditaria. In quel momento, la qualità e la credibilità percepita del tuo sito web incide direttamente sulla decisione di contattarti.

Non è un dettaglio estetico. È il primo atto della relazione professionale.

Un sito ben costruito comunica tre cose prima ancora che il visitatore abbia letto una parola: che sei attivo, che sei aggiornato, che prendi sul serio la tua professione. Un sito del 2013 con le immagini stock di strette di mano comunica l'opposto — anche se sei un professionista eccellente.

Il paradosso dell'avvocatura italiana è che spesso i professionisti più competenti sono quelli con la presenza online più trascurata, convinti che il passaparola basti. Basta, fino a quando non basta più.

Il sito giusto per uno studio legale: cosa deve contenere

Tenendo conto dei vincoli dell'art. 35, un sito professionale per avvocati dovrebbe essere costruito attorno a pochi elementi essenziali.

La chiarezza sull'identità e sull'area di specializzazione. Il visitatore deve capire immediatamente chi sei, dove sei e in cosa sei specializzato. "Studio legale generalista" non comunica nulla. "Studio legale specializzato in diritto del lavoro e controversie aziendali, Bologna" posiziona, differenzia, parla a chi ha esattamente quel problema.

Contenuti che dimostrano competenza senza autocelebrarsi. L'art. 35 consente di pubblicare articoli, analisi, aggiornamenti normativi. Questa è la forma più efficace — e deontologicamente corretta — di posizionamento online: scrivere su un tema che padroneggi, rispondere alle domande che i tuoi potenziali clienti stanno già facendo su Google.

La sezione di contatto senza attrito. Numero di telefono, email, eventualmente un form semplice. L'obiettivo è che chi arriva sul tuo sito con un'esigenza reale riesca a contattarti con il minor numero di passaggi possibile.

Il nodo delle recensioni: cosa puoi fare e cosa no

Le recensioni Google sono uno dei temi più delicati per gli avvocati, e spesso generano confusione. La posizione del CNF è che l'avvocato non può pubblicare sul proprio sito i nominativi dei clienti a fini promozionali. Ma questo non significa che le recensioni siano vietate in assoluto.

Le recensioni lasciate spontaneamente dai clienti su Google — senza che tu le abbia sollecitate indicando il loro nome — rientrano in una zona grigia su cui il CNF non ha ancora preso una posizione definitiva.

Quello che certamente non puoi fare: ripubblicare una recensione con il nome del cliente sul tuo sito, o costruire una sezione "testimonianze" con nomi e casi. Quello che puoi fare: curare la tua scheda Google, rispondere con professionalità alle recensioni ricevute, costruire la tua reputazione online attraverso la qualità dei contenuti.

Simplo e gli studi legali

Con Simplo realizziamo siti professionali per avvocati pensati fin dall'inizio nel rispetto del quadro deontologico: nessun riferimento commerciale, nessuna pubblicità comparativa, dominio proprio previa comunicazione all'Ordine. Un sito che ti posiziona su Google per le ricerche locali nella tua area di specializzazione, consegnato in 5 giorni lavorativi.

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Questo articolo ha finalità informative generali. Per un'analisi specifica della tua situazione rispetto al Codice Deontologico Forense, rivolgiti al tuo Ordine di appartenenza.